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Dal mio “Cahier de doléance”

Cahier
[dropcap type=”circle” color=”#COLOR_CODE” background=”#COLOR_CODE”]C[/dropcap]aro Lettore,
questa non è una delle mie paginette consuete. È proprio una lettera per te.
Inevitabilmente anche una lettera a me stesso.
Difficile distinguere le due cose.
Come sempre, come tutti, credo, mi rispecchio nel sguardo dell’altro.
Non sono mai riuscito in vita mia a scrivere per me stesso.
Mi tormento in altro modo. Ma per scrivere ho bisogno di te.

Cahier de doléanceUna lettera quindi per concludere un anno lavorativo veramente particolare.
Un anno in cui ho l’impressione di avere perso molte battaglie. Tutte o quasi.
Eppure non mi sento sconfitto. Anzi!
Il fondatore della pedagogia steineriana, in qualche conferenza che non saprei più indicare, afferma che se il pedagogo alla fine dell’anno si sente soddisfatto e, dovendo rifare una esperienza analoga, la riproporrebbe nello stesso modo, in quel caso non avrebbe fatto un buon lavoro.
Forse è troppo facile consolarsi così ma, in questo caso, la mia intima sensazione di benessere e di soddisfazione dà ragione alla mia sensazione.

Posso ripassare brevemente qualche perla del mio rosario. Qualche rubrica del mio Cahier de doléance.
Non sono riuscito a far partire l’atelier permanente per l’esercizio delle arti. Ci tenevo molto. Avevo già la disponibilità di diversi artisti ed io mi sarei limitato ad occuparmi della scrittura e forse della meditazione.
Ma i numeri non ci sono stati.
Analogamente per il tavolo di scrittura a Philo, avevo indicato una utenza ottimale tra le 10 e le 20 persone, come accaduto in precedenti esperienze. Davanti a 5 o 6 iscritti, 5 giorni prima ho dato forfait. Probabilmente non sono stato abbastanza tenace, ma forse anche una condizione di salute non brillante non mi ha sostenuto.

E qui entra in causa un’altra sconfitta, forse ancor più importante. Ho passato un inverno davvero difficile per la mia salute.
Per fortuna nulla di grave o acuto. Ma ugualmente fastidioso e invalidante!
Solo dopo le cure radicali a cui mi sono felicemente sottoposto nel mese di maggio sono riuscito a riprendere una forma accettabile.
Ora ho più coscienza dei miei limiti sempre nuovi, ma con cui riesco meglio a convivere.
Dopo questo momento sono scivolato e tuttora permango in una condizione curiosa.
Cerco di abitare questi limiti e cerco di godere la salute residua, ma mi sono imposto di vivere con maggior cura di me e in questa svolta mi è venuta in soccorso quella che ho cominciato a definire lo “splendore della memoria”. Ho solo cominciato a parlarne: continuerò a farlo appena mi riesce, ma mi impongo di farlo con grande lentezza. Vivo ancora nella contemplazione di questo splendore che mi riscalda e mi illumina in questo solstizio d’estate.
Continua così il mio lavoro biografico. Come mi auguro continui quello di tutti. Spero con un piccolo aiuto da parte mia.

Infine, l’ultima sconfitta forse è quella inerente alla pubblicazione del catalogo dell’offerta. Che, a parte la pubblicazione di qualche stralcio, permane presso di me nella forma di bozza da rivedere ed eventualmente pubblicare.
E qui una forma ancora differente di resistenza mi è capitato di sperimentare.
Per un verso so di aver fatto molto nel passato che può essere inventariato, catalogato ed eventualmente a disposizione per riproposizioni.
Ma è sempre molto difficile rimettere mano alle cose del passato.
Mi chiedo cosa delle mie esperienze e competenze esercitate in passato possa ancora reggere l’urto violento delle esigenze del presente.

Evidentemente sento in me una urgenza e una intransigenza che forse sono abbastanza nuove nella mia biografia.
Dopo il fallimento delle precedenti iniziative, non mi vergogno a mostrarle, ho creato la nuova formula della Bottega della parola usata.
Ho avuto la fortuna di potere sperimentare questa nuova installazione grazie all’invito di Milton Fernandez al II Festival della letteratura di Milano.
Una esperienza positiva e forte di cui, non a caso, non ho ancora parlato.
Una esperienza che vorrei riproporre in nuovi contesti, ma che richiede un dispendio di forze e di mezzi che non mi è facile affrontare.
Montare una installazione per un uomo invalido come me non è cosa da poco. Mi occorrerebbero aiutanti, assistenti, volontari… Vedremo se la mia buona sorte mi aiuterà a trovarli… Anche per questo ci sto riflettendo e non ne ho ancora parlato pubblicamente.

Nel frattempo il sol-leone è alle porte e la sacralità del tempo impone il silenzio e il raccoglimento nello splendore solare.
Mi congedo pertanto dai miei lettori ringraziandoli e sperando di ritrovarli presto con forze rinnovate.
Così spero di me.
E che insieme di possa ripartire per una proficua stagione di lavoro.

Buona estate a tutti.
Grazie di cuore a tutti, di tutto!
Il vostro blogger, si, quello che parla al vento e scrive sulle nuvole!

4 pensieri su “Dal mio “Cahier de doléance”

    1. Caro Gigi, è un grande piacere ritrovarti qui! Per quanto riguarda la candidatura al volontariato…. sicuramente immagini che tali candidature vengono valutate nel corso di un severo esame preliminare al quale, se non hai cambiato numero di telefono, sarai presto convocato.
      Di buono posso anticiparti che tali severi esami vengono però svolti in località amene, trattorie, pizzerie, bettole di vario ordine e grado facilmente situati il riva ai laghi lombardi.
      Non ti resta pertanto, oltre che prepararti con scrupolo sugli argomenti trattati nel sito, attendere la convocazione!
      Un abbraccio fraterno!

  1. Ti auguro buona salute e tanti amici, volontari, artisti e pensatori con cui condividerla! Siamo un po’ troppo lontani per la mia pigrizia e dunque ti aiuterò, con buoni pensieri benauguranti, nell’installazione che realizzerai. Buon lavoro. Maria

    1. Grazie di cuore, cara Maria, ti auguro un felice rientro dopo la pausa estiva!
      Per quanto mi riguarda, dopo la comunque felice esperienza al festival della letteratura di Milano, sto ancora riflettendo sull’opportunità di riproporre analoghe installazioni.
      So che tu sei una artista e suoni professionalmente uno strumento a me caro, la chitarra….. sai, sarò un vecchio hippy sognatore (che nasconde sotto il letto un barattolo di birra disperata…) ma, malgrado non ami tali barattoli, sogno ancora installazioni in cui possano confluire musica, scrittura, arti figurative e quanto altro possa essere benefico e utile a offrirsi!
      Un caro saluto e grazie dell’attenzione!

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