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Istigazioni all’ascolto. Riapriamo le stanze di meditazione!

Stanze di meditazione

Inizio con piacere la navigazione nelle acque del 2017.
Non possiamo immergerci due volte nelle stesse acque, ma d’altro canto, oltre i 50 anni ci sentiamo un po’ tutti lupi di mare.

Rompo in questo modo il ghiaccio… Un ghiaccio che si era formato sul parabrezza della mia mente da prima delle feste.
Dopo il post sulle tre sepolture, la mia immaginazione si è accesa e ha raccolto immagini che non mi decidevo a pubblicare. Riflessioni impertinenti.
Non ho ancora deciso se in futuro le pubblicherò. Ma non voglio iniziare l’anno rimasticando vecchi veleni.
Devo continuare a distillarli per farne utili medicine.
Per me e per gli altri.
Lascio andare. Può darsi che qualcosa riapparirà in altra forma.

Vorrei invece rendervi partecipe del fatto che ho ripreso con piacere la collaborazione con una, mi verrebbe da dire, “vecchia amica”. Vecchia nel senso che non ci vediamo da un po’. Lei è una donna giovane e brillante. Ne parlo volentieri perché i miei lettori delle origini, la conoscono già. È Barbara Beonio Brocchieri.

Con lei consideravamo l’edificio di questo sito.
Per un verso sembra che contenga semi per più di un libro.
Per altro verso devo arrendermi all’evidenza che il mio blog è una sorta di diario di bordo della mia analisi biografica a cielo aperto.

Nell’esercizio di questo lavoro si procede solo esplorando la propria biografia. Non diventa analista chi non abbia affrontato la propria analisi.
Jung dice che curiamo con le nostre ferite.
Per questo ritengo legittimo questo esercizio.

Ma guardando le cose da un altro punto di vista, Barbara mi chiedeva: che cosa tu puoi offrire ai tuoi lettori, se qui tu parli sempre di te e di ciò che vedi?
La risposta che mi viene dal cuore è una sola. Anche se andrebbe precisata.

Soffriamo di solitudine e disorientamento.
Solitamente per questo si cerca un buon pensiero o una buona parola.
Io posso offrire solo il silenzio.
Che non è solo il silenzio dell’analista delle barzellette.
Un tizio che non parla.
A volte occorre anche dire qualcosa per promuovere il silenzio.

Decido così di iniziare con questa volontà di silenzio. Di offrire l’occasione di un silenzio che accolga il mistero del presente che questo momento storico contiene per aprire una nuova via all’ascolto.

Francesco Pazienza - Percorso di meditazione - Milano

 

Come penso di affrontarlo?
Riprendendo una abitudine che avevo smesso.
Ogni settimana accoglierò un gruppo di persone che vogliano introdursi all’esercizio della meditazione.

Sono la bellezza di 25 anni che ho interrotto la consuetudine di proporre una occasione di introduzione alla meditazione. Penso con intima soddisfazione al fatto che da quei gruppi sono passate persone che in seguito sono diventate insegnanti di meditazione a loro volta e persone per cui questa introduzione è stata lo spunto di varie applicazioni e sviluppi.
Eravamo prima al centro Ghe-pel-ling (allora più modestamente alloggiato in una seminterrato in zona navigli), poi nella mia casa nel magentino.
Ma perché ho smesso?
Sarebbe troppo lungo spiegare perché qualche indizio lo avrete trovato qui.
Ma quest’anno scelgo uno stile diverso. Più sintetico. Più psico-NON-analitico.
Per la meditazione che ho appreso (e di cui ripropongo l’esercizio) ho dato l’appellativo di psico-NON-analisi. Termine a suo tempo suggeritomi da Cristopher Tittmuss.

Basti sapere che dai primi di marzo, in un locale di fronte al parco Solari, a Milano, ciascuno avrà la possibilità di frequentare un ciclo di introduzione alla meditazione.

Stanza di meditazione - Francesco Pazienza

Ho chiesto allora a Barbara, consulente filosofo, di affiancarmi nella nascita di un nuovo gruppo di meditazione.
Intraprenderemo il percorso di un gruppo di introduzione alla meditazione, la psico-NON-analisi, in cui subentreranno momenti di colloquio guidati da lei.
Altre informazioni e dettagli arriveranno presto.

Che sia un buon anno.
Non è un augurio. È un imperativo. Non categorico ma un imperativo.

PS. Le immagini che ho scelto sono semplici scatti col mio telefonino in un periodo di fioritura di alcuno bulbi che mi furono donati. La stanza che ci ospiterà è la stessa. Il locale adiacente al mio studio.
Quello che chiamo atelier e che ha ospitato la mostra degli scarabocchi dei pazienti e le Diafanoscopie di un’altra Barbara. Curiosa l’insistenza di questo nome nel mio percorso…. Era Barbara Santagostini. Ricordate?

PPS. Nelle ore in cui questo post era già in lavorazione mi sono apparse immagini toccanti! Magia del Social Network 😉
Le avrei sicuramente usate come immagini qui se l’acquisto dei diritti d’autore non fosse spesa eccessiva per il mio blog autofinanziato.
Vi suggerisco almeno di dare una occhiata alla vetrina.
Può darsi che tutto il discorso acquisti una nuova suggestiva valenza. Le trovate qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-4110212/Mystery-hidden-Buddha-Long-lost-stone-statue-emerges-Chinese-lake-water-level-lowers-30-feet.html

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