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“La bottega della parola usata” al II Festival Letteratura di Milano

chez Paco - La bottega della parola usata
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Atelier per l’esercizio di una letteratura (da strada).

In occasione del II Festival  della Letteratura a Milano

Domenica 9 giugno tra le 10 e le 18

Presso la biblioteca Chiesa Rossa

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Ma chi è questo Paco?

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Madrid è piena di ragazzi che si chiamano Paco, che è il diminutivo di Francisco, e a Madrid si racconta la barzelletta di quel padre che arrivò a Madrid e mise sulle pagine pubblicitarie de “El liberal” un annuncio economico che diceva

“Paco, ti aspetto all’hotel Montana martedì a mezzogiorno. tutto è perdonato, Papa”.

E si dovette chiamare uno squadrone della Guardia Civil per disperdere gli ottocento giovanotti che avevano risposto a questo annuncio.

(Ernest Hemingway)

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Francesco Pazienza

 

Tra gli ottocento giovanotti accorsi all’Hotel Montana a Madrid figurava anche lui.

Oltre alla cronaca hemingwayana, disponiamo di una sua foto scattata dalle mani pietose di Cristina Caserini. Eccola!

Distribuisce improbabili Eucaristie nel Mac Donald di Parigi-Pigalle. Era il pranzo di Natale di qualche anno fa.

 

 

 

Ma cos’é questa bottega?

Avete parole, frasi, discorsi di cui vi siete stancati?
A cui non credete più? Vi tormentano e decidete di lasciarli andare?
Potete lasciarli qui a condizione di riprendere qualche altra parola nella bottega dell’usato.

Il rito dello scambio verrà celebrato in gruppo nei

TAVOLI DI SCRITTURA in tre momenti della giornata, tra le 10 e le 18. Saranno indicati modi e tempi in bottega, con affissioni alla bacheca.

Perché visitare la bottega della parola usata?

Potreste scegliere altre parole usate. Adottarle. Portarle via e offrirgli una nuova vita nel vostro discorso.
O prenderne una a caso. Troverete forse un oracolo.
La partecipazione ai tavoli è libera e gratuita.
Per una modica offerta nei momenti liberi Paco è disponibile ad incontrare chiunque, dedicargli 10 minuti e, senza necessariamente parlare, offrirgli una paginetta composta in occasione dell’incontro.
Una paginetta estemporanea tutta per voi!

Non sappiamo molto di più…
Certo, dietro questo eteronimo,  si manifesta un altro aspetto dell’autore di questo blog che, come recita il suo profilo in Twitter:

[quote align=”center” color=”#999999″]A volte, di notte, trucca le carte. Ma solo per noia. Non per vincere![/quote]

Che non rischi di vincere possono testimoniarlo stralci dei suoi appunti in preparazione della sua partecipazione al Festival della letteratura a Milano, tra il 5 e il 9 di giugno

Eccone qualche stralcio:

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Scrivanie in cielo e per terra

[dropcap type=”circle” color=”#COLOR_CODE” background=”#COLOR_CODE”]C[/dropcap]omprare un auto usata da qualcuno è sinonimo di affidabilità della persona.
Comprare un vestito usato invece, in questi anni, è un po’ differente.

L’
abito usato non è più il riciclaggio della maglietta del fratello maggiore, del cugino, del vicino di casa.

G
li esercizi deputati alla loro distribuzione provvedono a lavarli e sterilizzarli accuratamente.
Salvo poi ammassarli sui banchi, lasciarli mescolare con molti altri in attesa di una mano pietosa che ne redima l’esistenza.

Così può essere anche per le parole.
Le parole nuove, secondo pareri autorevoli, le creano solo i poeti.
Noi tutti viviamo di parole usate. Ovviamente non ce ne rendiamo conto.
Attingiamo al sepolcro della lingua. Evochiamo spettri dal vocabolario. Fuochi fatui del senso.
Raramente riusciamo a resuscitarne un po’ di vita.

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Possiamo entrare qui e scegliere una parola. Averne pietà ed adottarla.
Adottare una parola significa significa creare per lei una frase, un frammento di pagina, un discorso in cui possa essere accolta, riprendere senso e vita nuova.
Se adottiamo una parola ci verrà chiesto però di lasciarne una delle nostre.
Potrebbe essere vantaggioso lasciare andare una parola che ci ossessiona, che ci tormenta e adottare la parola depositata da un altro.

Chi voglia celebrare i misteri della lingua e della scrittura, misteri che non sono patrimonio solo dei cosiddetti scrittori ma di ogni individuo voglia condividerli, nel relativo rispetto delle regole, può entrare e trovare qualche significato in questo gesto.
Un significato non precostituito, ma costruito per l’occasione che auguriamo speciale.

Una occasione per chi voglia fare una piccola esperienza di concreto esercizio della letteratura. Un patrimonio che non vorremmo lasciare solo in mano a coloro che comunemente chiamiamo “i letterati”.

Una occasione anche  per chi voglia tornare a casa con una paginetta cucita addosso.
O preferite i soliti depliants per un desiderio incompiuto, rimandato alla prossima fiera campionaria?

 

Per approfondimenti:

FestivaLetteraturaMilano – Sito Ufficiale

FestivaLetteraturaMilano – Blog 

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