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Maggioranza silenziosa? (Nell’ombelico della Lega Lombarda)

Dal giugno scorso ho preso rifugio tra i colli delle Prealpi Lombarde. Ci sto bene.
Sono cosciente di trovarmi nel cuore geografico, nell’ombelico della Lega Lombarda. Pontida è poco distante.
Ho notato due cose.

In ogni paese, anche piccolo, c’è almeno un negozio adibito a sede della Lega Lombarda.  Li ho sempre visti chiusi ma ci sono. Apriranno su appuntamento. Intendo dire, in occasione di riunioni. Apriranno in campagna elettorale.

Invece in questi mesi  non ho mai sentito nessuno parlare di politica. Nemmeno nelle riunioni conviviali tipiche del Ferragosto. Quando tutti gridano i fatti loro all’aperto. Ma non troppo. Amici mi hanno spiegato che qui ci si saluta, si mangia e si beve ma poi… ciascuno a casa propria.

Mi è sembrato fin strano, ieri sera, occasionalmente a Milano, in una birreria del Ticinese, al tavolo a fianco, sentire subito discutere animatamente di politica.
Non ritengo necessariamente utile farlo. Io per primo non avrei molto da dire. Troppe armi mi appaiono spuntate. Idealistiche e ideologiche. Che valore può avere l’appello a valori che crediamo condivisi ma che di fatto non lo sono abbastanza. La questione dell’accoglienza e non solo.
Cerco di osservare. Di ricordare. Di comporre interiormente accordi che mi sembrano dissonanti. Non sono Arnold Schoenberg ma con l’orecchio del jazz qualcosa mi riesce.

 

Ma perché qui tra i colli, nessuno ne parla?
L’impressione è di vivere una condizione assolutamente normale.

 

Aprire il telefono e guardare i giornali (un gesto curioso, relativamente inedito per molti) mi sprofonda in una dimensione altra.
Qui nessuno parla né di Europa, né di spread. E nemmeno ci si ricorda di vivere in Padania. Forse lo si dà per scontato.
Deteriorati ma ancora leggibili appaiono solo le correzioni, le didascalie, a volte le sostituzioni sui cartelli dei nomi di paesi dal volgare italiano all’idioma locale. Restano un ricordo di quando Condottiero era l’Umberto. Si tronca qualche vocale finale. Si accenta o raddoppiano altre lettere. Poca letteratura. A parte Davide van de Sfroos.
Ma ripeto, finora non sono stato male, d’estate.
Sono pur sempre nei luoghi in cui ho trascorso le prime villeggiature della mia vita. E’ presto per dirlo. Ora si va verso l’inverno.
A Rimini d’inverno si gioca una sorta di roulette russa, lanciando le auto a velocità eccessive, senza guardare semafori e precedenze. Come nei videogiochi dei ragazzi. Qui da noi no. Solo ragazzi e playstation.

Ma vi lascio solo una domanda e non ho una risposta, tanto meno una interpretazione del fenomeno.

Ma perché nessuno ne parla qui?

La memoria mi guida verso un ricordo sepolto della vita politica della mia infanzia.
La chiamavano “Maggioranza Silenziosa”.
E non è un gran bel ricordo.

La foto in evidenza, un memorabile scatto di Uliano Lucas, ritrae la famosa manifestazione della Maggioranza Silenziosa a Milano. Un movimento trasversale di conservatori nei dintorni del Sessantotto. Ma quella era la forza dei conservatori. Quella che in Francia ha consegnato il Sessantotto al generale De Gaulle. In Italia al terrorismo.

Come è possibile che ora invece ci sia una Maggioranza Silenziosa di “rivoluzionari” Leghisti. La Lega non si è mai presentata come un movimento conservatore ma ora, qui, sembra averne indossato gli abiti.
Travestita? Non lo so davvero.
Viviamo la magia di questo straordinario momento e confidiamo nella potenza del Dharma. La forza che mantiene le cose al loro posto.
Anche quando non le ritroviamo. O non le riconosciamo.
Ogni volta che metto a posto qualcosa poi finisco per non trovarla più. Dimentico il nuovo posto. Come i valori che crediamo condivisi cui accennavo.

Non mi stancherò mai di contemplare gli incredibili volti della Metamorfosi. Metamorfosi dei volti.
Ah, che spettacolo!

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