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Presentazione del libro presso la Fondazione Antroposofica Milanese (la mia festa di compleanno)

Nel mondo ce n’è tanti e quel dottor-cantautore ha provato a farne un catalogo.  Che non è mai completo.
Giusto per il piacere di poterne aggiungere qualche strofa all’occasione, oserei dire:

“Quelli che non possono venire perché c’hanno un compleanno”.

Il proprio o quello di un familiare, basta uno zio o un cugino. Anche un amico.

Sarà che non sono mai stato abile ad inventarmi le feste.  E nemmeno a frequentarle. Anche se mi piacciono.
Convengo però con il celebre comandamento che esorta a “santificare le feste”.
Ma le feste ognuno le santifica a modo suo.

Permettetemi allora di imboccare una via del contro-senso.
Come festeggiare quello che qualcuno definisce “l’inconveniente di essere nati”? (Emile Cioran)
Si lavora tutta la vita per rimediare a questo inconveniente. Ci si prova in tutti i modi a dare un senso a questo curioso mistero dell’essere qui. Talvolta con risultati discreti.

Quest’anno è successa una cosa curiosa. Avevo il desiderio da molto tempo di presentare il mio libro, la “Metamorfosi della relazione Padre/Figlio”, nella sala della Fondazione Antroposofica Milanese.
Una sala che amo tanto. Lì ho ascoltato negli anni le parole nutrienti di molte persone che considero “Padri”, o fratelli maggiori, i maestri della mia formazione come antroposofo.
Negli anni a cavallo del nuovo millennio ho tenuto anch’io diverse conferenze in quella sede. Insomma con la Metamorfosi Padre/Figlio ci ho provato anch’io!

Chiedendo agli organizzatori una data per presentare il mio libro in quella sede mi è stata proposta la data del mio compleanno.
Mi sono allora chiesto da che parte stare.
Stare dalla parte di quelli che dicono “non posso perché è il mio compleanno”?

Oppure da che parte stare?

Ne ho risolto semplicemente di aggiungere una strofa:

“Quelli che il proprio compleanno lo festeggiano così!”

Mi sembra uno stupendo regalo di compleanno, quello che ho ricevuto.

Ho già dichiarato quanto mi piaccia lavorare il primo di maggio. Non per trasgredire ma per santificare la festa.
Niente è più sacro del lavoro. Serve a venire a capo dell’inconveniente di essere nati.

Quale occasione migliore per inventarsi una santificazione di questa festa?

Allora, care amiche ed amici, pazienti e im-pazienti, se volete partecipare a questa serata mi sarete vicini nella festa del mio 67° compleanno!
Non porterò lo spumante e la torta ma solo quella pizza del mio libro. Ma quello sarà solo il pretesto. Vedrete, ci divertiremo come a una festa!
Un pizza di libro col lievito e il calore del mio cercare, come faccio da sempre, di essere all’altezza del privilegio di essere nato.
Qui ed ora. In questo strano mondo.

Gli amici Buddhisti la definiscono “questa preziosa incarnazione umana”.

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